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//RECENSIONI “Frammenti di Violenza Controllata” (2002/2004) Un Demo insolito quello dei Kardia,gruppo romano, che per sonorità è molto vicina alla scena rock new wave internazionale. Quattro ragazzi, che hanno dato vita senz’altro ad un progetto sotto molti aspetti sicuramente interessante. I Kardia nascono relativamente di recente, parliamo del 2001 e nel 2002 hanno pubblicato il loro primo lavoro autoprodotto “Frammenti di violenza controllata”, per loro stesa definizione “qualcosa di più di un demo, qualcosa di meno di un album”. All’ascolto appare sicuramente come un concept album involontario, buone tracce con sonorità ed emozioni eterogenee nel loro sviluppo. I pezzi propostici da questi 4 ragazzi sono oscuri dardeggianti, con un forte carico emozionale, enfatizzate da una buona attenzione per il testo fortemente introspettivo, le influenze stilistico musicali di questo album, si notano subito ad un primo ed attento ascolto, senz’altro tutta la scena dark 80’ inglese con gruppi come Bahuaus, Cure, con i loro ritmi impalpabili e cadenzati, ma i Kardia sfociano anche nel Noise con urla crude e sgraziate contribuendo in tal modo ad aumentare il piano del “significante” di quest’album. Azzeccato a mio avviso a prescindere di come “suona” il loro prodotto, è anche il booklet buon progetto grafico, minimalista, oscuro come del resto è la loro musica. “Frammenti di violenza controllata” è come detto in precedenza un mini concept involontario di 6 tracce, le une concatenate alle altre, descrittive di un loro percorso di crescita esistenziale individuale, a mio avviso espandibile all’intero genus umano. Il passaggio dalla vita adolescenziale a un qualcos’altro di non ancora ben definito. Kubo traccia introduttiva a questo album è inspirata senz’altro dall’ascolto di quella che è stata la scuola dark internazionale, ritmo cadenzato, una nenia inarrestabile. Sguardo estasiato, sensazioni claustrofobiche, una lenta presa di coscienza di ciò che è la fragilità dell’esistenza, continuata ed elaborata in Nero, un’oscura dichiarazione d’amore che nasconde la macabra ed intima coscienza della fragilità delle proprie potenzialità. Clima crescente fino alla completa disperazione, chiudendosi in un ritmo cadenzato soffocante fobia dell’oscurità che stà subito dopo il cielo. Brucia, lascia per un attimo le atmosfere dardeggianti in un angolo, rivelando, l’animo più noisy ed hardcore della band, un cambio di ritmo preciso, rabbia e lamento, comune alla crescita ed all’avvicinarsi della fine”Voglio soltanto urlare questa mia rabbia / Brucia dentro di me / Brucia in Me / questo è il senso di morte che alberga nei suoi me stesso”. Questo nichilismo e fatalismo nelle liriche di Brucia è continuato in Trascendenza, ritmo lento, voce aumentata da questa sofferenza intima, commiato dal mondo di ieri, l’elemento di rottura necessario al proseguo di “Frammenti di violenza controllata”. Nenia, interessante dal punto di vista del testo, la melodia fa unicamente da corollario un surplus necessario ad alimentare la tensione emozionale del testo. Chiara dichiarazione della molteplicità interpretativa dell’esistenza un inno al nichilismo della stessa. ”Marziale grava il gelo sulla formicolante esistenza / me,voi,chiunque: TROPPO VAGHI PER ESSER VERI.” Finalmente giunge il risveglio da questo incubo musicale attraverso il quale i Kardia, nostri metaforici Caronte, ci hanno traghettato, ultima track Ancora Lontano è il canto del risveglio come appena detto, della consacrazione della via comune a molti. Le melodie di questo cd si adeguano perfettamente al testo, rapidi cambi di ritmo e stile si passa dal dark new wave più classico a pezzi con forti tinte noise, si intrecciano claustrofobiche sensazioni tessute con buoni ritmi di tastiera, a sensazioni decisamente più intense, rabbia, disgusto e lamento, in Brucia. Un percorso esistenziale completo in soli 28’ e 6 tracce-emozione così mi piace definire i pezzi dei Kardia .Buon esordio di questi quattro ragazzi, anche per la capacità di aver elaborato in modo personale, stili complessi, musicalmente parlando ovviamente. Sicuramente un disco che piacerà a chi ama atmosfere oscure, vellutate e crude ma nel contempo eleganti. "Frammenti di violenza controllata" si apre subito con timbriche new-wave darkeggiante, tra Cure e Joy Division e, soprattutto, primi Litfiba, ma le ritmiche sostenute spingono la prima traccia "Kubo" ben oltre le ballate perdutamente melancoliche o il nichilismo ossessivo ma aggrazziato dei referenti citati, fino ad un improbabile raddoppio che rende il finale un po' bislacco e sguaiato. La seconda "Nero" ibrida la stessa semantica power-dark con qualche riff più pesante e una doppia voce che rimandano, blandamente, al crossover; il brano mi sembra che la tiri troppo per le lunghe, con i suoi ultimi due minuti di ostinata ripetizione del ritornello. "Brucia" cambia registro e, con il basso martellante e gli archi sintetici, evoca lo spettro dei Faith No More di "The real thing", con piena soddisfazione del sottoscritto. Lo screaming - urticante - non è però il timbro in cui Paolo Alvano si trova più a suo agio; inoltre l'effetto pitch che armonizza la voce in ottava bassa peggiora le cose (sembrando un cane che abbaia). A parte questi dettagli, la traccia dimostra la capacità dei Kardia di uscire dagli schemi e di saper costruire strutture composite con dosate quantità di elementi musicali assai diversi. "Trascendenza" è una lenta processione stillante dolore e abbandono rassegnato alla vita. Nella sua totale negatività monocorde è dotata di convincente coerenza interna, amplificatrice del suo significato di matrice completamente dark. "Nenia" fa caso a sé, ed è, nella mia opinione, il brano più riuscito dell'ep: ha qualcosa nel groove e nei frequanti cambi di tempo che sembra ispirato da alcuni giri dei Porcupine Tree; c'è qualcosa di obliquo, con punte di glam e prog-metal, e con l'uso più invadente del synth, inserito in una struttura complessa. E' anche l'episodio in cui la voce da del suo meglio, interpretandone con difficili vocalizzi gli inusuali risvolti armonici. "Ancora lontano" si attesta ancora su un buon livello, graziata dal missaggio che sotterra i riff in sottotraccia nascondendone i profili di spicciolo metal, evidenziando le cascate dei synth ed esteriorizzando la vena più gotica. Il primo lavoro dei "Kardia" si conclude così, tra luci e qualche ombra, dimostrando che la band ha molto da dire, ma che deve anche raffinare la sua calligrafia che, a tratti, si fa incerta. Sulla carta, un incontro tra la wave più scura e l'energia strumentale potrebbe produrre qualcosa di simile ai Placebo; qui invece l'impatto soffre della diluizione in strutture si convincenti, ma forse troppo prolisse, e della sovraesposizione della voce, con aperture che si fanno epiche ed indirizzate ad un lirismo di sovente sopra le righe: tutto sembra subire l'influenza della retorica, forse oramai esteticamente archiviata, della decadenza a tutti i costi. Inoltre, la qualità della produzione ha probabilmente amputato buona parte della carica cinetica della band, al punto che un ascolto dal vivo credo potrebbe essere maggiormente rivelatorio della sua vera essenza, che vuole sintetizzare, saltuariamente con buona riuscita, l'anima dark con la potenza del rock. Entusiasmante ma un po' acerba la proposta "post mortem wave" dei Kardia, una band che in questo mcd "Frammenti di violenza controllata" ha saputo realizzare un buon mix di sonorita' hard rock/prog ad altre noise/industrial ma nonostante la buona prova, peccato, manca qualcosa che possa rendere il prodotto ancora più interessante e vivace. 6 tracks che rievocano nostalgie anni '70 del prog Area Stratos filone e fino ai primi Litfiba di Desaparecido e 17 Re, il tutto fuso con elementi disparati riconoscibili in una particolare forma nu metalcore aperta a contaminazioni varie che come idea si fa apprezzare ma il progetto Kardia è molto molto pretenzioso ed è di fatto dura e difficile perchè il palato di questi estimatori è abbastanza fine, quindi mi sento di scommettere sulla band a maturita artistica acquisita, quando maggiori idee compositive e didattiche possano condire al meglio un prodotto piu completo e piu ben definito. Alidla di cio' le note importanti da rilevare sono una produzione, un songwriting da rivedere perche poco incisivo e confuso nelle parti dove si abbinano elementi nu ad altri old, delle buone prestazioni tecniche che danno credito al potenziale di questa band che è riuscita comunque a riportanci a quei sapori storici di un percorso musicale indelebile della produzione musicale italiana. Pretenziosi e promettenti i Kardia stanno sviluppando interessanti esperienza live e questo lavoro ci da il senso di un combo da seguire con attenzione perche in grado di poter rappresentare e richiamare gli estimatori nostalgici e allo stesso i nu comer fans metallari al proprio seguito Soft ed allo stesso tempo graffiante, il rock dalle venature dark dei Kardia è costituito da sfaccettature differenti e perfettamente amalgamate l'una all'altra. Ogni strumento occupa, senza alcun momento di prevaricazione sugli altri, un ruolo ben definito all'interno d'una trama assolutamente perfetta ed equilibrata; quel che intendo, è che è raro trovare impasti tanto omogenei come quello costruito dall'italico quartetto, autore d'un lavoro che rende udibile ogni singola nota. Bisogna anche dir grazie ad un'essenzialità che ai Kardia è propria, e che contribuisce alla riuscita d'un tessuto altrimenti indistricabile, irriconoscibile. Momenti più melodici e posati, s'alternano ad altri più pesanti ed ossessivi; linee vocali ripetitive e patetiche sono presenti all'interno d'ogni brano, quasi si trattasse d'un marchio di fabbrica non sempre, a parer mio, del tutto azzeccato. Altra pecca, il fatto d'essersi arenati vocalmente su poche tonalità, ed essersi adagiati su d'un alloro mono-espressivo: non credo che un urlo straziante s'addica ad ogni situazione dipinta. Anche perchè i testi congelano, in una chiave del tutto introspettiva e talvolta criptica, differenti stati d'animo che sarebbe stato opportuno evidenziare con quel poliedrico strumento che la voce può rivelarsi. Comunque, caldamente consigliati agli amanti degli Afterhours. Sei "frammenti di violenza controllata", per descrivere il difficile ma appagante percorso della crescita... questa è la strada scelta dai Kardia per raccontarci, attraverso testi particolarmente instrospettivi, la vita. I quattro bravissimi ragazzi romani si esprimono con un rock quasi new wave veramente intrigante/dolce/delicato/aggressivo/etereo, risultando alla fine l'ascolto del cd quasi un viaggio fra sensazioni ed umori talmente diversi da lasciare a volte sconcertati. Mi piacciono le parole del gruppo: "Kubo" è lo sguardo estasiato, "Nero" l'impotente fragilità delle emozioni, "Brucia!" la rabbia e la nostalgia, "Trascendenza" il composto commiato al mondo di ieri, "Nenia" la scoperta dei chiaroscuri affascinanti dell'esistenza, "Ancora Lontano" la consacrazione della vita. Sei perle apparentemente semplici, ma dalla complessità nascosta, in cui la tecnica è utilizzata non per stupire ma per creare e modellare la materia musicale a immagine e somiglianza delle emozioni del gruppo. In alcuni punti sembra addirittura di sentire la malinconia dei primi Litfiba, e questo continuo filo di tensione oscura è l'unica cosa che ci permette di orientarci attraverso brani così frammentari. La produzione è perfetta, direi cristallina, ed esalta il gruppo soprattutto negli episodi più liquidi e dilatati, come la parte centrale di "Brucia!" in cui i nostri Kardia arrivano a scomodare addirittura gli U2. Una demo al limite della perfezione, quindi, anche se consiglierei al gruppo di migliorare un pelino i finali in cui la continua ripetizione di alcune frasi rovina gli equilibri del lavoro introducendo un pò di frustrazione. Per il resto il mini-cd è stupendo e si merita di ottenere giusto riconoscimento: sono sicuro che, continuando a lavorare con questa sincerità e dedizione, i risultati non tarderanno ad arrivare. Proposta dagli esiti alterni questa dei Kardia, giovane band emergente romana già notata nella compilation “Italian Experience III” (recensione su queste pagine al link http://www.idbox.it/reviews/cd/BOX/review-1978/). Da un lato il lavoro rivela una più che apprezzabile vena sperimentale attraverso la mescolanza di sonorità rock dai toni scuri con venature elettroniche che rimandano ad elementi new wave e dark. Dall’altro le forme ritmiche appaiono un po’ troppo discontinue (soprattutto i cambi di ritmo all’interno di uno stesso pezzo) ed anche lo stile del cantato risulta nel complesso poco convincente. La gran parte dei brani ricorda molto i primi lavori dei Litfiba (soprattutto “Kubo” e “Nenia”) indirizzandosi talvolta verso parentesi più aggressive (“Brucia” richiama i “sonici” Marlene) piuttosto che verso episodi più intimisti e melanconici. L’aspetto più energico ed impetuoso rimane quello maggiormente efficace mentre la tensione troppo ostentata verso suoni digitali (composti essenzialmente dalle tastiere) rischia in alcuni casi di “plastificare” il tutto. In generale si dimostra ammirevole l’attenzione per le liriche, decisamente oscure e visionarie e nel complesso mai banali. Un fattore, questo, spesso troppo trascurato dalle giovani band.
Né un demo, né un LP: va bene così, perché "Frammenti di Violenza Controllata" non é di certo un disco che si ascolta tutti i giorni; non sarebbe giusto, che dico, non avrebbe senso catalogarlo. Questo é un prodotto di grande caratura, e su questo non ho dubbi, di una band di grande potenzialità e intelligenza, che proprio per questo rischia serissimamente di essere ignorata dal pubblico. Se vogliamo dire "post-wave dark" facciamo pure, a me bastava "dark" per descrivere i Kardia: il riferimento diretto sono i Litfiba di (tanti) anni fa, poi certo ci sono i Cure, i Joy Division, magari i Bauhaus o i Rammstein, dicono le note, io direi più Placebo. Ma, dicevo, i Kardia rischiano, e parecchio: il pubblico di oggi, quello grande, non é per niente pronto per questa musica: rinunciando a quasi tutte le tentazioni luminose del commercialismo, i Kardia si scavano la fossa. Ma più che fossa é un dungeon, un intricato labirinto di melodie e armonie di grande gusto. Né potenza, né impatto, quelle le lasciano ad altri lidi: c`é una grande raffinatezza qui, qualcosa che sembra un po` snobismo ma guarda un po`, dopo un po` ti ritrovi a cantare il ritornello, e lo sai già a memoria (chi non conosce questa sensazione non é un ascoltatore di musica)... Sei pezzi, trenta minuti o poco meno: brani diversi che riflettono le sei facce di un cubo (che sia il "Kubo" dell`opener?) venato di decadenza: tutto il CD é da ascoltare e riascoltare, mentre momenti calmi e rilassanti si alternano, senza alcuna soluzione di continuità, a parti più pesanti e incisive. Produzione gradevole, magari un po` ovattata ma é l`effetto più appropriato per questo tipo di musica: "Nero" é il pezzo migliore, ed é invece in "Brucia" che i Kardia perdono qualcosa, lo spettro del metal é forse troppo presente. Datemi torto: io credo che pochi siano in grado di apprezzare i Kardia. E non é una questione di pubblico elitario o di nicchia, é il fatto che la massa ascolta per lo più musica poco intelligente, e se una band come questa avesse successo vorrebbe dire che il pubblico ha una capacità di riconoscere la buona musica che io ignoro. Visitate il sito ufficiale della band per ascoltare le tracce di "Frammenti di Violenza Controllata", e datemi torto. Ci spero. Voglio sbagliarmi. Babylon Magazine Non più un demo, non ancora un album vero e proprio, questa autoproduzione dei Kardia si colloca esattamente a metà tra le due categorie. Prodotto e presentato molto meglio della media dei demo, cerca di essere il più possibile breve e incisivo, in modo da dare un'immagine sintetica ma completa del gruppo. Il genere è quello di un rock italiano piuttosto melodico, pieno di influenze derivate dai classici della musica introspettiva e malinconica inglese degli anni ottanta: The Cure, Joy Division, ecc. con in più spiccate tendenze emo-core (evidenti nei passaggi di rabbia repressa). Il risultato non è facile da giudicare: chi scrive fa fatica ad apprezzare le scelte melodiche e stilistiche delle linee vocali, ma sarebbe ingiusto non citare la bontà della sezione ritmica, decisamente preparata, eclettica e in grado di colorare di toni interessanti anche i brani più semplici e altrimenti prevedibili. Notevoli in questo senso i brani "Ancora Lontano", "Brucia", "Trascendenza". In definitiva non saprei proprio a chi consigliare questo mini (sei tracce per meno di mezz'ora di musica): i Kardia hanno buone capacità e un discreto potenziale, possono piacere a chi apprezzava i primi Litfiba, o i Diaframma (ma non siamo certo a quei livelli, a prescindere dal suono decisamente più moderno e articolato dei Kardia), eppure non posso fare a meno di pensare che un verso della loro stessa "Nenia" sia appropriato per descrivere i pezzi qui presentati: sono "troppo vaghi per essere incisivi”. Demo (o meglio cd vero e proprio) dall’impaginazione molto affascinante quello di “Frammenti di violenza controllata” dei romani Kardia, che si autodefiniscono gruppo noisewave. Il demo risale al dicembre 2002. La curiosità è molta e non posso che ascoltarmi questo cd. Ottima impressione, devo dire che sembra ben missato, suoni ben definiti e sonorità molto efficaci. Le influenze spaziano dalla musica dark, all’hardcore, all’industrial. Influenze sapientemente miscelate dando forma al loro progetto. I pezzi si muovono bene, a partire da “Kubo”, proseguendo per “Nero” (in cui mi piacciono molto le chitarre distorte alla Rammstain e i cori molto coinvolgenti). Segue “Brucia!”, la prova tendenzialmente più hardcore della band, a cui si affianca uno spiazzante intermezzo più melodico, con chitarre ipnotiche che guidano l’ascolto in un viaggio molto coinvolgente prima che il pezzo ricresca fino a riprendere la durezza iniziale. “Trascendenza” e “Nenia” riportano alla ‘normalità’ e a sonorità più goticheggianti, base ideale per i testi della band dei quali sottolineo la forte introspezione. “Ancora lontano” conclude e chiude questo ciclo con le sue sonorità molto ben controllate e calibrate. Col loro ritmo cadenzato e molto coinvolgente, riprendendo e rielaborando sapientemente le loro influenze i Kardia realizzano un cd decisamente positivo e deciso, a dimostrazione delle loro ottime capacità e a conferma di quanto già hanno ottenuto di positivo (partecipazioni a compilation, passaggi radiofonici e simili). Mea culpa, mi ritrovo in enorme ritardo a recensire questo album auto-prodotto dei nostri Kardia, i quali ci presentano un rock-progressivo dalle numerose influenze cantato interamente in italiano. “Frammenti di Violenza Controllata” rappresenta bene le intenzioni, i pregi, i difetti del panorama sonoro in cui si muovono i Kardia. Questi quattro romani, attivi dall’inizio del 2001 e prima impegnati in altre formazioni, puntano ad una difficile commistione di sonorità anni ’80: Bauhaus, Joy Division, certe chitarre dei Cure, degli U2, dei Rammstein, l’aggressività dei C.C.C.P., tastiere, cantato dei primi Litfiba, e un occhio indagatore al progressive degli Area. Insomma ce n’è per tutti i gusti, e tutti sono nomi impegnativi. “Frammenti di violenza controllata” esprime già nel titolo il suo contenuto. Infatti in questo EP autoprodotto dei Kardia, trovano spazio sei pezzi diversi tra loro, ma legati da un sottile file conduttore che trascina l’ascoltatore dall’inizio alla fine, e fa in modo che questo lavoro nella sua varietà di stili ed influenze riesca ad esprimere e a far venir fuori l’identità del gruppo romano. Kardia è sicuramente uno di quei progetti fuori da schemi convenzionali, difficili da catalogare e ricchi di sfumature che si prestano a molteplici interpretazioni. Procediamo con ordine…La base è quella tipica del rock italiano ( primi Litfiba su tutti) arricchita,però, con un prezioso velo Dark riconducibile a bands storiche come The Cure e Bauhaus. Le liriche sono in italiano, elemento sicuramente a favore dei nostri, perché aiutano maggiormente a comprendere la componente Dark che tinge di nero lo spirito dei Kardia; non si tratta però di semplici frasi messe lì a caso…necessitano di una notevole attenzione per essere capite a fondo e per capire quanto siano vicine alle sensazioni che nascono semplicemente ascoltando gli strumenti. Punto debole di questo “ Frammenti di violenza controllata” è sicuramente la produzione, non all’altezza di una proposta altamente introspettiva,che necessita di una notevole limpidezza per essere ben assimilata e compresa. Gli strumenti (come spesso accade per demo autoprodotti) sembrano posti su piani diversi, handicap che ha come risvolto negativo quello di deconcentrare l’ascoltatore, che non riesce ad avere una visione d’insieme della proposta. Nel complesso si tratta di una buona prova,lontana da facili catalogazioni ma che, proprio per la sua particolarità, rischia di porre gli ascoltatori su due fronti: piace o non piace…impossibile dire che si tratti di un proposta che possa lasciare indifferenti! Sei pezzi d'ispirazione prog-metal per un gruppo con molti bei concetti, ma ancora molto da lavorare a livello di melodia e tappeti sonori, soprattutto per un genere come questo che giustamente dà molta importanza al testo e che prevede frequenti cambi di ritmi ed intenzioni. Le parole sono pensieri fluidi che raccontano emozioni forti ("Imprigionati in cubo al centro del mondo senza di voi morirei", "Solo per te squarcerei il silenzio"), utilizzando termini ricercati con un certo gusto ermetico e poetico. Il confine tra realtà e sogno viene smarrito e ritrovato, in un gioco altalenante tra romanticismo e cinismo, speranza di redenzione e caduta nel buio e nella rabbia. Tra tutte spicca "Nero", che mescola contrasti urlati a frammenti onirici in modo credibile e più personale rispetto alle altre canzoni e che potrebbe essere il punto di partenza per una nuova onda d'ispirazione. E' molto difficile, specialmente nel panorama musicale emergente italiano, trovare gruppi che riescano a miscelare varie influenze e ritmiche di generi diversi. Ai Kardia sicuramente questa miscela riesce bene, riuscendo a convogliare la loro timbrica tipicamente darkeggiante (Joy division, The Cure, U2), con ritmiche rockeggianti il tutto condito da un'ottima voce, che ricorda molto i primi Litfiba. Riassumendo il tutto si puo' parlare di "Frammenti di violenza controllata" come di un progressive molto completo e compatto, aggressivo al punto giusto. Anacronistica proposta quella dei romani Kardia, quartetto che si getta nell'oscurità di un sound che fece grande la prima metà degli anni '80, quando dalla lezione seminale dei Joy Division, partirono le genealogie dark, wave e gothic. Frammenti Di Violenza Controllata si evolve in sei brani coinvolgenti, dove a farla da padrone sono le tastiere incessanti e la voce post punk di Paolo, che non ha evidentemente dimenticato quanto fossero diversi i Litfiba degli esordi, rispetto a quelli di un recente presente da bruciare. Troppo acerbi e poco personali però da poter confrontare con gli dei dell'oscurità guidati da Ian Curtis, Peter Murphy e Robert Smith, i Kardia hanno comunque dalla loro il coraggio e l'irriverenza metal (schegge estreme a firma Helmet) che li rende aggressivi e maligni quanto basta. Frammenti di nostalgia incontrollata. I Kardia sono un gruppo romano nato nel Gennaio del 2001 dopo lo scioglimento degli Astrolabe, band nella quale avevano militato tre quarti della formazione (Paolo Alvano, Alessandro Emberti e Pietro Capriotti). Con l’aggiunta di Daniele Franzè, i quattro si sono fatti notare con un demo positivamente recensito su diversi magazine e partecipazioni a varie compilation nazionali. Here we have less than thirty minutes of dark Italian music from this band that has been together since January 2001. During these six tracks these guys tough on genres like new wave, goth-rock and darkwave. According to the press release they’re influenced by bands such as Bauhaus, The Cure, Joy Division and Rammstein, which is believable as at least the three first ones are easily heard in the music of Kardia. Dopo un demo piuttosto acclamato ed un paio di partecipazioni su compilations ecco che per i capitolini Kardia arriva il momento della prima release ufficiale. “Frammenti Di Violenza Controllata” dunque non è più un demo, ma non è neanche un vero e proprio album dal momento che contiene solamente sei pezzi, che tuttavia si comportano molto bene per essere frutto di un lavoro autoprodotto ed autofinanziato. Le influenze sono generalmente riconducibili alla New Wave, intesa in un senso strettamente più classico e meno Avantgarde rispetto, ad esempio, ai concittadini Klimt 1918, seppur intrisa in tinte sufficientemente moderne che evitano un’altrimenti possibile caduta in un anacronismo dal quale sarebbe poi stato un problema distaccarsi. La scelta di cantare nel nostro idioma sottolinea comunque l’occhio di riguardo che il quartetto romano nutre nei confronti della DarkWave italiana di metà anni ’80, Diaframma ed ovviamente primissimi Litfiba su tutti. Le sei canzoni di questo lavoro, seppure ancora leggermente acerbe in alcuni tratti, denotano già sufficiente personalità nel songwriting, segno che la strada intrapresa in questo senso è quella giusta, il tempo non potrà che contribuire alla definitiva maturazione di questi ragazzi. Il ritornello di “Nero” viene ripetuto in maniera ossessiva e riesce benissimo a raggiungere il suo scopo: inculcarsi senza alternative dove gli pare, un ottimo sfruttamento della ripetizione. Non sono da meno gli altri pezzi, dalla malinconia di “Trascendenza” al nervosismo di “Nenia” sono davvero poche le cose a risultare fuori posto. Gli unici appunti che mi sento di fare sono di natura strettamente tecnica, dal momento che alcuni suoni lasciano un tantino a desiderare. Nel dettaglio sono le chitarre a lasciare un po’ di amaro in bocca nel momento in cui intraprendono la via della distorsione, infatti non sempre si amalgamano bene con tutto il resto, finendo con il restare in secondo piano o comunque estranee alla struttura portante della canzone. Qualche pecca anche nelle sonorità di alcuni passaggi di batteria che avrebbero potuto rendere senz’altro meglio, ed in alcuni controcanti realizzati in stile simil-growl, che si rivelano episodi decisamente poco felici. Si tratta ad ogni modo di errori che fanno pochissimo testo, dettati sicuramente dal budget limitato imposto dall’autofinanziamento, dunque tranquillamente rimediabili nelle releases a venire. In conclusione un buon lavoro da una band ormai sulla via della maturazione, fosse stato un demo l’avrei valutato con qualche punticino in più, ad ogni modo le premesse per continuare a far bene ci sono tutte. This quartet playing progressive rock hail from Italy and as far as fitting in with early Litfiba, this band is flowing in its own direction. Sounding like a shallower, more powerful replica of Italy's band, anyway Kardia don't have the metallic edge that some could want; this is evident on the 80's influenced "Kubo" and "Nero" but also have a dark vibe within their music, thanks in part to the use of harmony, melody and keyboards. But sad to say, "Frammenti di Violenza Incontrollata" is missing a more metallic crunch to keep the most narrow minded listener interested, and that is quite evident all along the CD. For most fans of both rock and progressive coming from Italy, this album could be interpreted as a worthy release to something in the future with better, tighter production. Quasi tre anni fa dalle ceneri di un altro gruppo prende vita, a Roma, il progetto Kardia. Non molto tempo dopo, nel 2002, il gruppo autoproduce l´EP di sei canzoni "Frammenti di Violenza Controllata". Il genere proposto viene indicato come "post wave dark"; per quanto questa definizione possa significare, il gruppo spazia tra vari generi. Si notano in modo abbastanza netto le influenze dark (in diversi punti, tra le varie canzoni, vengono in mente i The Cure), ma si sentono anche influenze progressive metal (in particolare nei pazzi di tastiera di alcune canzoni), e pure qualcosa che si avvicina al nu-metal/crossover. Per certi versi sono rimasto affascinato da questo demo dei romani Kardia… “Frammenti di violenza controllata” è caratterizzato da atmosfere decadenti, malinconiche ed evocative che si alternano a ritmiche più incalzanti e a soluzioni rabbiose (come in “Brucia”), il tutto amalgamato in un dark sound a metà tra Cure e primi Litfiba. Molto belle l’opener “Kubo”, avvolgente ed emozionante, la suggestiva “Nero”, che ho riascoltato volentieri più volte, capace di colpirti dritto al cuore, e la conclusiva “Ancora lontano”, ricca di buoni spunti… Sono le canzoni che preferisco di questo lavoro, forse gli episodi più riusciti e che meglio fotografano lo stile dei Kardia. Un buon demo, anche se ho l’impressione che qualcosa mi sfugga, non riesco ad esprimere un giudizio “assoluto” su questa band… Probabilmente perché ritengo di essere al cospetto di un gruppo che ha un grande potenziale che sfrutterà appieno nel prossimo futuro. First time I hated it. Second time I realized I was wrong hating it. Third time I felt somewhat confused. Fourth time I figured out I like it. Fifth time I loved it. Familiar story, huh? At least, this kind of shit happens to me for no less than tenth… yes, tenth time. What is KARDIA? Italy’s band. Hint: that was an attempt to escape a difficult question with an easy answer. Did I fail? Yes, I did. Second try: what is KARDIA? Hell knows. Did I fail… again? Yes, I did… again. … Millionth try: what the hell is KARDIA? Sort of dismal mixture of dark wave, gothic (?) metal (?) and weirdest pop possible… does this kind of definition suit you? I don’t have any other, sorry. In terms of greatness “Frammenti…” is quite close to MONUMENTUM’s “In Absentia Christi”. WHAT?! You’re still reading this review instead of mailing the KARDIA guys? Well, it means that you haven’t ever heard MONUMENTUM. Bad for you. Being unfamiliar with KARDIA is equally bad, actually. “Frammenti…” features absolutely inimitable soundscapes and ambiences, passionate vocals, stunning arrangements, originality and even more originality… whilst such tracks as “Nero” and “Brucia” are destined to be considered a couple of masterpieces… some time… later… If I didn’t make you go and buy this CD yet, this means either I’m a horribly bad reviewed or you’re too stupid. You choose. Il gruppo capitolino mi aveva già enormemente impressionato col il brano "Brucia" (presente anche in questo EP) contenuto nella compilation "Italian Experieces III". E tutte quelle favorevoli impressioni trovano conferma e si completano nei frammenti sonori del 6 tracce in mio possesso. Frammenti che dal titolo potrebbero trarre in inganno i più, ma la violenza incontrollata, quella interiore, non ha bisogno di manifestarsi attraverso la rabbia o atti di indisciplina musicale. La violenza interiore trova sfogo nella ricerca della strada che aiuta a capire, sia gli altri, sia se stessi. Soprattutto se stessi. E di questa ricerca i Kardia guardano con coraggio alle difficoltà del percorso, ai turbamenti, ai rimpianti, alle scelte ed ai bisogni dell'essere che si giustificano attraverso la malinconia. Praticamente un corollario dell'anima sostenuto da echi non molto lontani della dark-wave degli '80, da piccoli vagiti del rock nostrano della stessa epoca, schegge (sporadiche) improvvise di rabbia ed accenni elettronici di nuova generazione. Il tutto condito da testi e cantato in italiano. Testi che concentrano in poche righe l'essenza del concetto senza tanti voli pindarici letterari, diretti ma amari, parole che si perdono nelle stanze dell'esistenzialismo ed in sprazzi di poesia che scuotono e scavano nel profondo. Mai una forzatura, né lirica né strumentale. Mai una sola nota che si accoda alla corrente del momento. "Frammenti di violenza incontrollata" è un breve viaggio fuori dal tempo, da ogni tempo, a cui ognuno potrebbe prendervi parte e ritrovare pezzi di se stessi. Una amalgama perfetta che in poco meno di trenta minuti lascia solchi sul cuore ardui da riempire, e chi se ne frega se la maturità artistica deve ancora formarsi pienamente (i componenti sono molto giovani) e se qualche passaggio necessita di essere perfezionato (soprattutto riguardo al guitar-work), cioè: "Questo è settembre, questo è il senso di morte che alberga nei suoi me stesso, questo è il rimpianto di ciò che non è mai stato e non sarà domani ne mai …" (tratto da "Brucia"). Cioè, questi sono i Kardia e nessun altro, sono la dimostrazione che nel sottobosco nostrano pulsa un mondo a parte in attesa di essere scoperto, sono …. avrei voluto non fare questa recensione per non rendervi partecipi della loro musica perché sono appassionatamente geloso delle cose che inizio ad amare … "Frammenti di violenza controllata" e' un superbo album di "dark-rock", totalmente cantato in italiano, che trae ispirazione dai primi lavori dei Litfiba (17 Re, Desaparecido), The Cure, Joy Division, facendo un esaltante salto nel passato. "L'ascolto dei brani ricalca le fasi di un percorso esistenziale tortuoso, complesso ma paradossalmente lineare: la crescita. La scena dark underground italiana sembra godere di ottima salute e "Frammenti di violenza controllata", mini album autoprodotto dei romani Kardia uscito nel dicembre 2002, altro non fa che confermare questa mia impressione. La band è composta dal singer Paolo Alvano (anche al basso), Daniele Franzé alle tastiere, Alessandro Emberti alla batteria e Pietro Capriotti alla chitarra. I quattro si ispirano apertamente a band di culto degli anni '80 quali Bauhaus (per l'aggressività), Joy Division e soprattutto the Cure (per le melodie), uniti a influenze industriali teutoniche di matrice Rammstein, un mix capace di dar vita a un sound corposo ma allo stesso tempo profondamente suggestivo. Rock Hard (settembre 2003) Coinvolgente proposta dei Kardia che propongono un lavoro gradevole malgrado qualche limite, imputabile sicuramente alla mancanza di esperienza. La band romana si propone con questo primo disco dalle diverse sfaccettature, principalmente influenzato dall’ondata dark dei primi ’80, Bauhaus, Sisters of Mercy, e Cure per fare degli esempi, band di cui hanno conservato lo spirito malinconico rielaborandolo in chiave più melodica. Ci sono forti richiami a “17 Re” dei primi (e indimenticati) Litfiba riarrangiati in chiave più moderna con campionamenti, cambi di tempo e ritmi più pesanti e cadenzati, alternati a momenti più eterei che fanno tornare in mente le liriche di Battiato e dei CSI. Nel complesso le idee ci sono, anche se la strada da fare è ancora tanta, a cominciare dalla produzione che malgrado la pulizia del suono mette troppo in secondo piano la chitarra che viene oscurata dal basso facendo perdere impatto al suono. Il songwriting è abbastanza articolato anche se a volte la band eccede in citazioni e tende a strafare perdendosi. Gradevoli comunque “Brucia” e “Nenia”, sicuramente i pezzi più rappresentativi e da cui i Kardia dovrebbero partire per affinare le capacità compositive. Lavorando su questi elementi e cercando di migliorare qualcosa anche nel cantato, sicuramente i Kardia potranno diventare una band da tenere in alta considerazione. Tribe Generation (n. 63 – gennaio 2004) “Frammenti violenza controllata” dei Kardia è un vero e proprio ep deidicato a chi vuol far sentire la propria voce per non morire in silenzio. RUMORE (n. 144 – gennaio 2004) […] Curiosa anche la proposta portata innanzi dai nostrani Cardia, il cui capitolo Frammenti di Violenza Controllata” riesce ad equilibrarsi tra echi dark wave alla Cure, primi Diaframma e Litfiba, senza perdere l’irosa inquietitudine esistenziale nelle giuste tinte offerte dall’hardcore e dal crossover, Un connubio ben elaborato e dinamico, che spriamo possa portare alla band le giuste gratificazioni in futuro. Vi dirò la verità. Dai Kardia mi aspettavo qualcosa di molto diverso. Un titolo come "Frammenti di violenza incontrollata" mi ispirava qualcosa di hardcore/metal. E, invece, mi ritrovo ad un gruppo clone dei primi Litfiba. Che almeno sono anche i migliori. Ma quanto sono fuori moda i vecchi Litfiba?? Un genere come la new wave è invecchiata male e, sinceramente, nessuno ne sente la mancanza. Gusti personali a parte, cerco di giudicare la band per il suo insieme. E non mi convincono del tutto. Canzoni troppo lunghe che si svolgono senza nessun clamore annoiano l'ascoltatore. Qualche idea buona c'è, ma per poter pretendere di uscire sul mercato bisogna per forza fare di più. Maggiore cura negli arrangiamenti e una dose di buon gusto vi farebbero fare il salto. I Kardia, gruppo romano nato nel Gennaio del 2001, dallo scioglimento di una precedente esperienza musicale di tre anni, gli Astrolabe, band nella quale avevano militato Paolo Alvano, Alessandro Emberti e Pietro Capriotti, con l'aggiunta di Daniele Franzè, giungono ora alla loro formazione completa, presentando un demo, calorosamente accolto, sia dalle riviste che dalle webzines del settore. Effettivamente,"Frammenti di violenza controllata",(ep autoprodotto, dicembre 2002), è degno della migliore attenzione. Il sound è quello malinconico della dark wave influenzata da nomi storici del genere, come Joy Division, Bauhaus, Sisters Of Mercy, The Cure,e,in ambito nostrano,da Diaframma e primi Litfiba. Ma parlare solo di dark wave o new wave, in questo caso, (anche se poi il gruppo definisce la propria musica come post wave dark), sarebbe davvero riduttivo, perchè in realtà alle voci profonde ed evocative, alle tastiere cadenzate, alla sezione ritmica marziale, si contrappongono contaminazioni di generi musicali diversi, che includono gruppi come i Rammstein o gli Helmet e che sfociano talvolta in urla crude e impietose e in riff di chitarre pesanti. Kolejny "niemetalowy" album do recenzji. Bynajmniej nie narzekam, bo jak muzyka trzyma dobry poziom, to i czasami dobrze posłuchać sobie coś zgoła odmiennego od "łomotu". Kardia to czterech Włochów, którzy nagrali bardzo przyzwoity krążek utrzymany w rockowo-gotyckich klimatach. Bardzo dobrze słucha się ich muzyki, która jest bardzo melodyjna. Ma interesujący klimat, lekko nostalgiczny, może nawet melancholijny. Kolesie nie grają agresywnie a mimo tego potrafią zagrać z pasją. Są na tej płycie fragmenty, od których bije siła. Oczywiście są to wyjątki od reguły, bo Kardia to odmienna ornamentyka muzyczna, celująca raczej w spokojniejsze odczucia słuchacza. Jest w tych kawałkach jakaś nutka dramatyzmu, takiego lirycznego klimatu. "Frammenti..." jest przyprawiona szczyptą delikatnej elektroniki. Subtelna to muzyka, która bardzo mocno odciska swoje piętno na słuchaczu, wdziera się w jego jaźń i pozostaje na bardzo długo. Słucha się jej z niekłamaną przyjemnością, bo to żadne smuty dla nastek tylko dynamiczne granie, które potrafi "rozbujać". Nawet liryki odśpiewane w ojczystym mnie nie rażą, a zwolennikiem języka włoskiego w muzyce nie jestem. Cóż więcej dodać, chyba nic, po prostu jak ktoś lubi takie delikatne, subtelne klimaty przyozdobione mocniejszym rockowym brzmieniem powinien zainteresować się tą płytą. I Kardia sono un gruppo di Roma formatosi nel 2001 ad avvenuto completamento di una precedente formazione (gli Astrolabe) costituita da Paolo Alvano, voce, Alessandro Emberti, batteria e Pietro Capriotti alle chitarre, alla quale si aggiunge Daniele Franzè alle tastiere. Il loro genere musicale è costituito da armonizzazioni introspettive e ritmiche cadenzate caratteristiche di band dark-wave come Cure e Bauhaus o come i primi Diaframma o i Litfiba di "Desaparecido" e "17 Re". A questo il gruppo associa una personalissima durezza nei riff di chitarra e nel cantato pregno di rabbia, disperazione e malinconia. Amalgamando la musica dark alla new wave i Kardia sfornano un album dalle atmosfere oscure e tristi, sostenute da testi introspettivi e riflessivi cantati in madre lingua. Alle strutture principali si legano varie influenze e generi come le sonorità metal e gotiche di "Brucia" e il prog che si accavalla nella chiusura della medesima traccia; gli intermezzi strumentali tra una frase e l'altra delle strofe di "Nero" comandati da chitarre trash; due esempi, ma non due eccezioni: le sonorità rock, ed in qualche caso metal, sostengono la maggior parte dei pezzi. Un disco ricco di influenze che accompagno perfettamente il sound principale. I Kardia propongono un hard rock nero e romantico, in continua tendenza verso atmosfere cupe e maestose, verso cieli viola in rovina. La loro tecnica musicale è decisamente buona ed alcune idee sono meritevoli, ciononostante tendono alla ricerca continua di arrangiamenti, testi e suoni forse troppo articolati, che finiscono con l'allontanare le canzoni dal principale scopo della band: comunicare e trasmettere emozioni. Meglio tracce come "Nero", forse meno pensate, ma sicuramente più spontanee ed efficaci. Nel complesso "Frammenti di violenza controllata" sembra essere un disco sofferto, decisamente valido per gli amanti del genere rock-gotico, ma che rimane mezzo gradino sotto alle possibilità della band. Con "Frammenti Di Violenza Controllata" i Kardia sono riusciti a pubblicare un lavoro personale, unendo sperimentazione e tradizione, melodie e sonorità distorte. Lavoro di debutto per questi nuovi Kardia. Sembra che il centro Italia crei comunque dei buoni frutti... PSYCHO! (n. 78 – marzo 2004) …sembra tutto semplice, apparentemente facile e banale, ma credetemi non è così! Scrivere un lotto di belle canzoni non è cosa comune e, fortunatamente, esiste ancora chi ci riesce. Un concept involontario, sei canzoni che respirano da sole ma che viste dall'altro potrebbero tracciare un percorso immaginario, quello della vita, tra momenti di riflessione, di stupore, di abbandono, di rabbia e di nostalgia. Il mezzo è un hard rock con spunti progressive a tratti cupo ma delicato e a tratti aggressivo, d'impatto. Immaginate una base musicale essenziale, impostata sulle interazioni degli strumenti usati in modo "puro", senza sovraincisioni o pesante effettistica, linee vocali criptiche ed introspettive che ricordano il primo Battiato per il desiderio di giocare con le parole, e momenti strumentali prog-oriented in vecchio stile Area. Il tutto sottolineato da una tastiera molto sottile che fa atmosfera senza ingombrare, ed un cantato a tratti etereo e a tratti incisivo, in particolar modo quando entrano in gioco le distorsioni ed il ritmo si fa più serrato. I quattro romani sanno utilizzare i propri strumenti, e lanciano spunti davvero interessanti (in particolare nell'ultima traccia "Ancora lontano"), hanno voglia di giocare con diversi generi e ci riescono ma non in maniera completamente indolore, alcuni stacchi sembrano un po' troppo forzati ed alcuni cambi non del tutto "sentiti", ma in generale è interessante sentire quali soluzioni estraggono dal cilindro, senza voler fare inadeguati giochi di prestigio, ma con gusto e semplicità. La produzione non è eccezionale ma ogni strumento è chiaramente udibile, probabilmente merito del songwriting essenziale di cui sopra. La tastiera è un po' bassa nel mix (forse per scelta) e le distorsioni non rendono quanto dovrebbero, meglio i momenti più atmosferici e quelli proggy, anche per il bel lavoro del basso. In definitiva un gruppo promettente con una solida base di idee, lavorando sulle proprie potenzialità potrebbe diventare davvero convincente. I Kardia sono ormai una delle realtà più affermate della scena indipendente romana. Il loro sound unisce il dark wave degli anni '80 alla violenza del suono metal. Trovo inutile stare a parlare di questo disco uscito più di 3 anni fa e ormai amato/odiato da gran parte della critica underground. Oggi i Kardia si sono evoluti verso panorami più violenti ( imminente l'uscita di un nuovo promo di 4 pezzi ) e questo disco può essere interessante per gustarsi tutte le perle di ingenuità e genialità degne di ogni gran gruppo che vive per suonare. Si parte con la bella KUBO , si passa alla ruffiana (e stucchevole) NERO, ci si ritrova nell'inferno di BRUCIA per poi riposarsi con TRASCENDENZA e farsi stuprare da NENIA, fino ad approdare alla meravigliosa ANCORA LONTANO (capolavoro dell'album nato ai tempi degli ASTROLABE, formazione 3/4 dei Kardia ). Il disco è pervaso da una sincera tristezza ed è penalizzato da una produzione non eccelsa, che non valorizza il loro assalto sonoro riscontrabile dal vivo. Comunque ottimi. Proposta decisamente inedita questa per i lettori di SLAM!, infatti il gruppo in questione con questo "Frammenti Di Violenza Controllata" ci sbatte in faccia un lavoro di sei pezzi di dark wave nati sicuramente ascoltando i dischi di Joy Division, Bauhaus, The Cure, i primi lavori dei degli italianissimi Litfiba, Diaframma e cose più recenti ricollegabili alla scena hardcore. Interessante progetto questo dei capitolini Kardia. Uscito qualche tempo fa, questo Cd di sei brani (qualcosa più di un mini, qualcosa meno di un album, parafrasando gli stessi autori) mi è piaciuto non poco. A partire dalla new waveggiante "Kubo" è tutto un susseguirsi di emozioni e stati d'animo, che colpiscono per la loro genuinità. Le influenze sono comunque molteplici, e se è vero che la wave italiana è attorno a tutto il progetto, "Brucia" ha forti richiami gothic rock/gothic metal, "Trascendenza" tradisce influenze NIN e comunque in tutto il lavoro striscia quel rigolo di malattia tanto caro a molte formazioni attuali (laddove l'elettronica è un orpello e non la colonna portante del brano). I testi, tutti in italiano, sono diretti e rimangono presto in testa, pronti per diventare degli anthem da cantare ai concerti, qualità che non tutte le band che cercano una strada nella lingua madre riescono a focalizzare. Il brano che forse rappresenta di più i Kardia è la conclusiva "Ancora lontano", tempo spezzato in bilico tra melodia e noise che ci lascia in bocca quel sapore agrodolce senza sapere il perché. Quindi ricominciamo da capo... play. Se tutto questo non vi ha convinto, andate sul loro sito ad ascoltare con le vostre orecchie. Poi fatemi sapere. E non venitemi a dire che non sono bravi... davvero complimenti! Un Demo insolito quello dei Kardia, gruppo romano, che per sonorità è molto vicina alla scena rock new wave internazionale. Quattro ragazzi, che hanno dato vita senz’altro ad un progetto sotto molti aspetti sicuramente interessante. I Kardia nascono relativamente di recente, parliamo del 2001 e nel 2002 hanno pubblicato il loro primo lavoro autoprodotto “Frammenti di violenza controllata”, per loro stessa definizione “qualcosa più di un demo, qualcosa meno di un album”. All’ascolto appare sicuramente come un concept album involontario, buone tracce con sonorità ed emozioni eterogenee nel loro sviluppo. I pezzi propostici da questi 4 ragazzi sono oscuri, dardeggianti, con un forte carico emozionale, enfatizzate da una buona attenzione per il testo fortemente introspettivo, le influenze stilistico musicali di questo album si notano subito ad un primo ed attento ascolto, senz’altro tutta la scena dark '80 inglese con gruppi come Bauhaus, Cure, con i loro ritmi impalpabili e cadenzati, ma i Kardia sfociano anche nel Noise con urla crude e sgraziate contribuendo in tal modo ad aumentare il piano del “significante” di quest’album. Azzeccato a mio avviso a prescindere di come “suona” il loro prodotto, è anche il booklet, buon progetto grafico, minimalista, oscuro come del resto è la loro musica. “Frammenti di violenza controllata” è come detto in precedenza un mini concept involontario di 6 tracce, le une concatenate alle altre, descrittive di un loro percorso di crescita esistenziale individuale, a mio avviso espandibile all’intero genus umano. Il passaggio dalla vita adolescenziale a un qualcos’altro di non ancora ben definito. Kubo, traccia introduttiva a questo album, è ispirata senz’altro dall’ascolto di quella che è stata la scuola dark internazionale, ritmo cadenzato, una nenia inarrestabile. Sguardo estasiato, sensazioni claustrofobiche, una lenta presa di coscienza di ciò che è la fragilità dell’esistenza, continuata ed elaborata in Nero, un’oscura dichiarazione d’amore che nasconde la macabra ed intima coscienza della fragilità delle proprie potenzialità. Climax crescente fino alla competa disperazione, chiudendosi in un ritmo cadenzato, soffocante, fobia dell’oscurità che sta subito dopo il cielo. Brucia, lascia per un attimo le atmosfere dardeggianti in un angolo, rivelando l’animo più noisy ed hardcore della band, un cambio di ritmo preciso, rabbia e lamento, comune alla crescita ed all’avvicinarsi della fine. ”Voglio soltanto urlare questa mia rabbia / Brucia dentro di me / Brucia in Me / questo è il senso di morte che alberga nei suoi me stesso”. Questo nichilismo e fatalismo nelle liriche di Brucia è continuato in Trascendenza ,ritmo lento, voce aumentata da questa sofferenza intima, commiato dal mondo di ieri, l’elemento di rottura necessario al proseguo di “Frammenti di violenza controllata”. Nenia, interessante dal punto di vista del testo, la melodia fa unicamente da corollario un surplus necessario ad alimentare la tensione emozionale del testo. Chiara dichiarazione della molteplicità interpretativa dell’esistenza un inno al nichilismo della stesa.”Marziale grava il gelo sulla formicolante esistenza / me, voi, chiunque: TROPPO VAGHI PER ESSER VERI.” Finalmente giunge il risveglio da questo incubo musicale attraverso il quale i Kardia, nostri metaforici Caronte, ci hanno traghettato. L'ultima track Ancora Lontano è il canto del risveglio come appena detto, della consacrazione della vita comune a molti. Le melodie di questo cd si adeguano perfettamente al testo, rapidi cambi di ritmo e stile, si passa dal dark new wave più classico a pezzi con forti tinte noise, si intrecciano claustrofobiche sensazioni tessute con buoni ritmi di tastiera, a sensazioni decisamente più intense, rabbia, disgusto e lamento. Un percorso esistenziale completo in soli 28’ e 6 tracce-emozione (così mi piace definire i pezzi dei Kardia). Buon esordio di questi quattro ragazzi, anche per la capacità di aver elaborato in modo personale stili complessi, musicalmente parlando ovviamente. Sicuramente un disco che piacerà a chi ama atmosfere oscure, vellutate e crude, ma nel contempo eleganti. I quattro ragazzi romani (Alessandro Emberti: batteria, Daniele Franzè: tastiere, synth, Paolo Alvano: voce, basso, Pietro Capriotti: chitarre), con al loro attivo già un demo, ci propongono come primo lavoro ufficiale questo mini di 6 tracce (per quasi 29 minuti), in cui atmosfere tenebrose e evocative incontrano estemporanee tendenze hard; chiare e limpide risultano le influenze di gruppi come Bauhaus, The Cure, Placebo, Joy Division e Nosferatu. Si parte con “Kubo” pezzo struggente e sicuramente godibile già dal primo ascolto, un oscuro e ipnotico ritornello e una bella dose di chitarra elettrica sono il punto forte di “Nero”, canzone d’amore che non ha una dedica specifica; l’inizio di “Brucia” ci proietta in una tenebrosa “dimensione” cyber – dark, “Trasparenza” e’ una song melodica in puro “dark-wave” style, indubbiamente accattivanti le tastiere “gommose” che spuntano improvvisamente in “Nenia,” track le cui sonorità fanno tornare alla mente i primissimi Litfiba, interessante l’epilogo con il pezzo “Ancora Lontano”. Altra sorpresa, questi Kardia, in tutti i sensi. Spesso mi capita di trovare bands di un determinato e notorio genere che mostrino di essere di grande valore, magari mescolando le carte o trovando spunti personali; molto più rari invece sono i casi in cui mi capita di imbattermi in gruppi che creano un loro vero e proprio trademark. I Kardia appartengono a questa seconda elité. Questo quartetto romano si muove in territori che spaziano dall' indie rock di matrice Kuntziana (giusto per fare il nome più famoso, ma si potrebbe citare anche la poeticità alternativa Giardini di Mirò, o dei vecchi La Crus), al dark/pop ottantiano di matrice The Cure e Smiths mescolato con varei inlfuenze metal mai pacchiane (le melodie dei Novembre, ad esempio). Non mancano anche alcuni accenti più aggressivi e come dire 'nu', come in "Brucia", la più aggressiva del lavoro. Sia quello che sia, sta di fatto che "Frammenti di Violenza controllata" è un ottimo ep che crea grandi emozioni, che vive di grandi melodie, bellissime lyrics (per una volta tanto la lingua italiana è giustamente saccheggiata di tutte le proprie possibilità espressive) e di un gusto in fase di arrangiamento notevole. Ecco, l' unico paragone concreto che potrei fare è con un' altro combo della capitale che mi ha ammaliato la scorsa stagione, i meravigliosi Klimt 1918. "Trascendenza", "Kubo" e "Nero" sono tre tasselli di anima che aspettano solo di prendere il loro doveroso posto nelle vostre riflessioni più intime. Il rock intelligentoide non è mai stato così profondo. Bella sorpresa quella dei Kardia, giovane band nata dalle ceneri degli Astrolabe nel 2001 e giunta alla pubblicazione del suo primo demo ufficiale: “Frammenti Di Violenza Controllata”. I sei brani presenti su questo lavoro ci mostrano un gruppo davvero maturo, capace di essere molto raffinato in sede di songwriting e di esecuzione. La proposta dei Kardia è molto particolare e risente di pesanti influenze della New Wave ed in particolare, per quanto riguarda l’aspetto musicale, paga un forte tributo ai Cure più melodici. Il demo si apre con “Kubo”, bel pezzo giocato su atmosfere tra loro contrastanti e che funge da buona opener per un lavoro che mostra subito i suoi lati migliori, grazie alla fantastica doppietta composta da “Nero” e “Brucia”. Il primo di questi pezzi, che avevo già avuto modo di apprezzare nella compilation “Escape From Ghetto”, è una canzone fondata sulla melodia e su un ritornello molto accattivante che entra subito in testa; “Brucia”, invece, è il contenitore ideale del lato più rabbioso e pulsante della band che sfocia, nel finale, in una ritrovata ed efficace melodia. Con “Trascendenza” ci spostiamo maggiormente su territori che possono ricordare i compianti Litfiba di “17 Re” e, grazie ad un testo commovente, la canzone merita la palma di migliore pezzo del lotto. “Frammenti Di Violenza Controllata” si conclude con due pezzi molto entusiasmanti come “Nenia” e “Ancora Lontano”, che con le loro ritmiche asimmetriche e i loro testi surreali pongono un suggello a questo ottimo demo. Per concludere posso dire che questi quattro ragazzi sono riusciti a comporre un lavoro che rappresenta ben più di un buon inizio e, pur dovendo lavorare su qualche cosa (soprattutto sul suono delle tastiere), possono essere certi di aver creato un lavoro ricco di emozioni che, spero, potrà porli all’attenzione di un vasto pubblico. Post wave dark, è da un pò che non sentito più queste parole, queste affermazioni, queste genere, se di genere si può parlare, a farmi tornare in mente questi ritmi però, sono stati i Kardia, uno dei gruppi più cupi e complessi di questi ultimi anni della scena indipendente italiana. Carichi di energia negativa e di tenebre rurali, pesci fuori da un ambiente che non è il loro, pesci persi, derubati da altri mondi. Tendenzialmente fanno hardcore, un hardcore duro, penoso, "arrapante", attaccato a quei sani principi di un tempo, principi ancora in voga tutt'ora. Forti come non mai, grintosi fino alla morte celebrale, furiosi fino in fondo e teneri come delle acciughe salate. Toccanti nel momento della chiarezza, e sinceri nel momento del bisogno. La loro musica sa molto di nostrano, l'Italia con i suoi odori, riecheggia nelle loro idee in modo vagamente abnorme, legati ad una scena che giorno dopo giorno muore, risorge e vive, legati ad una tradizione vecchia come il cucco, vecchia come le nostre affermazioni, i nostri pensieri. "Frammenti di violenza controllata", un titolo, una storia, e si mai nome di un disco fu più appropriato, infatti il loro sound si divide in due parti, la prima è la parte più violenta, più tesa, quella più grintosa, più forte, la seconda invece è quella più controllata, più leggere, meno forte ma forse più motivata. Neri come la loro mentalità, scuri come il buio di un sospiro senza voce, appannati come un violino di mezza estate, cinici e scontrosi come la loro rabbia interiore. Passaggi vocali da urlo bionico, schizzate improvvise di pura fobia, testi accessi di sconforto e spenti di passione, ritornelli assai problematici e informi, deformati, poco incoraggiati. Cultura ambigua, cultura magnetica, cultura nobile, pochi principi, molti spreghi. Iniziando ad ascoltare “Frammenti Di Violenza Controllata” dei capitolini Kardia - un quartetto composto da Daniele Franzé (tastierista e cantante), Pietro Capriotti (chitarrista, occasionalmente bassista e voce di supporto), Paolo Alvano (cantante, bassista e occasionalmente chitarrista) e Alessandro Emberti (batteria e voce di supporto) – chi ha apprezzato i suoni della prima metà degli anni Ottanta avvertirà un colpo al cuore: nella iniziale Kubo si materializzano i fantasmi dei Litfiba di “Desaparecido” (specialmente del basso di Gianni Maroccolo e delle tastiere di Antonio Aiazzi; mentre fortunatamente la voce solista è immune dai vezzi/vizi di Piero Pelù), che proseguono a danzare nella successiva Nero (ma la chitarra già ha assunto toni della nostra fine secolo). Poi risulta notevole la doppia personalità di Brucia: metà incalzante e marziale teatrino alla Korn/Rammstein, metà solenne epicità alla Diaframma periodo “Siberia” (indicativi i versi “…questo è settembre, questo è il senso di morte/che alberga nei suoi “me stesso”/questo è il rimpianto, di ciò che non è mai stato/e non sarà domani ne mai…”). Le atmosfere gotiche prendono decisamente il sopravvento nella evocativa Trascendenza, canzone caratterizzata dal rispetto certosino ma non pedissequo di tutti i crismi “wave” (folate di tastiera “ghiacciata”, chitarre insieme presenti e lontane, soprattutto un basso imperioso), magari addizionato a reminescenze più “pesanti” (è una bestemmia sostenere che anche i Tiamat suonano così?). Per concludere, vi sono Nenia e Ancora Lontano: che vanno a completare il quadro di un gruppo che farà la felicità degli appassionati dei generi e dei gruppi sopraccitati (e potrà farlo ancor di più magari eliminando qualche scoria Linkin’ Park, presente soprattutto nel cantato). Four piece romano dedito ad un post dark wave molto melodico, i Kardia giungono a questo Frammenti di Violenza Controllata, prima uscita ufficiale, dopo nemmeno due anni di vita ed un demo. Il six tracks in questione è in realtà uscito a dicembre 2002, ma per motivi vari mi è giunto soltanto ora. This has to be one of Italy’s most well kept secrets, Kardia and this, their 2002 self-released debut album is a little jewel that needs to be shown to the readers. Atmosfere evocative, testi introspettivi e delle ambientazioni oscure, ma piacevolmente ispirate sembrano essere le caratteristiche principali delle sonorità dei Kardia, una band italiana nata circa tre anni fa, dalle ceneri degli Astrolabe. Questo disco non è propriamente un album, ma le sei tracce in esso contenute sono quanto mai esplicative delle potenzialità del gruppo, composto da Daniele Franzè alla voce, da Pietro Capriotti alla chitarra solista, da Paolo Alvano al basso elettrico e da Alessandro Emberti alla batteria. I Kardia si trovano perfettamente a loro agio fra citazioni tratte dalla “dark wave” di fine anni ottanta (Joy Division, Killing Joke,) mescolate con delle influenze evidenti di certo rock progressivo. Le sonorità dure ed inquiete, il ritmo incalzante di un brano come “Brucia” non sono in contrasto c on la più evocativa “Kubo” o con gli arpeggi drammatici e le liriche esistenziali delle chitarre di “Nero”. Ricca di atmosfera si rivela poi “Trascendenza”, un piccolo capolavoro, una composizione dagli echi lontani e distanti, ma che arriva diritta al cuore, che comunica con il linguaggio universale della musica nascoste struggenti emozioni.
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