Nerds Attack
Mi accingo a parlarvi di 'Kaleidocristo', il nuovo album dei Kardia, formazione romana di ottimi musicisti che da molti anni è presente nella scena underground della nostra città e che adesso, con una produzione di tutto rispetto, si presenta con questo lavoro di notevole impatto sonico, pronti, a mio avviso, per il lancio nel mainstream. I presupposti, difatti ci sono tutti: ottimi arrangiamenti, riff accattivanti, sound estremamente curato, linee di canto semplici e orecchiabili. Il tutto farcito da un pizzico di maledizione, che non fa mai male, nelle ispirazioni alle attuali produzioni d'oltreoceano (anche se stavolta con arrangiamenti meno scontati, di cui bisogna rendere sicuramente merito al gruppo romano) nei testi criptici e nel misterioso art-work, efficacissimo. Insomma, definitivamente un ottimo prodotto.
di Simona Ferrucci
RockIt
Quando il sole non ancora caldo taglia le forme e produce ombra, velocemente bianco e nero, velocemente quadri e linee rette e sagome geometricamente perfette. E nei momenti di luce la luce è abbagliante, e nel buio il buio freddo. I suoni sono così puliti, ritagliati con precisione nei toni della più pura new wave, e la voce è splendidamente incastonata nei brani. Come restare con la pelle indifferente mentre ascolti "Luce", dolce viaggio denso di brividi, e il rapido carillon distorto di "Kreutzbergsatori" che sperimenta tocchetti di noise, e attraversando la romantica "Onda:limbico" il postwave diventa postpunk in "Cieli deserti". Liriche curate e mood attualissimo nonostante evidenti riferimenti a gruppi eighties, i Kardia colpiscono con un calibrato equilibrio di luce e buio, realizzando un lavoro brillante e oscuro, bello.
di Margherita Di Fiore
Metal Wave
Accanto alla totale assenza di noia, in "Kaleidocristo" i nostri dispongono delle soluzioni musicali di tutto rispetto che generano instancabili emozioni, canzone dopo canzone, nota dopo nota.
I tre quarti d'ora passati ad ascoltare questo piccolo gioiellino mi sono volati letteralmente..ergo il sottoscritto ha pigiato su "repeat all" e me lo sono gustato ancora una volta prima di andare ad esplicare le mie impressioni.
Sebbene un inizio un po' freddino in "Cenere Brillante" le tracce hanno preso subito forma divenendo momenti di affascinante ascolto e, perché no, anche di riflessione.
I nostri ci hanno dato dentro subito, comunque sia, e accostando Alternative Rock (in salsa psichedelica a volte) a soluzioni elettroniche come synth, loops, pad e vari ed eventuali si sono aggiudicati un posto nei miei ascolti preferiti di questo periodo.
"Navigare nei mari della sperimentazione non fa mai male" diceva il mio vecchio maestro di pianoforte quando ero più piccolo..beh, devo dire che non si sbagliava.
È decisamente un disco da ascoltare ad occhi chiusi…
di Carnival Creation
GenovaTune
Provenienti dalla capitale, i Kardia pubblicano questo loro esordio su Killerloop Records, un lavoro che riesce a colpire e affascinare fin dal primo ascolto attraverso una sicura prova di competenza a consapevolezza dei propri mezzi su ogni piano della proposta musicale. Mescolando in un unico composto elementi di vecchia new wave con arrangiamenti estremamente vari, in grado di passare da tratti progressive a passaggi quasi disco punk, ma sempre asserviti ad una struttura rock del brano, i Kardia inanellano una dopo l'altra tracce capaci di muoversi su una molteplicità di diversi e stratificati piani, dove musica e parole si intrecciano in tessiture sonore che poco o nulla lasciano al caso.
La loro è una di quelle proposte musicali sfuggenti che non si lasciano inquadrare facilmente, in cui nel momento in cui sembrano prendere forma dei punti di riferimento, ne appaiono altri sullo sfondo ad alterare gli equilibri in campo. Giusto a titolo di cenno, si potrebbe far partire il loro suono da lontano, da quei Litfiba che in piena esplosione new wave ne riadattavano l'aspetto più vicino al pop agli accenti e ai suoni spigolosi della lingua italiana, passando attraverso una rilettura del progressive rock analoga a quella offerta dai Marillion con Fish - vale a dire un utilizzo di arrangiamenti e soluzioni prog finalizzati ad ornamento quasi barocco della forma canzone tipicamente pop e rock – fino ad arrivare a moderne sonorità rock sempre di matrice inglese.
Infatti, malgrado parta da lontano, il suono dei Kardia è tutt'altro che datato, è anzi fresco e attuale. Perché anche se gli elementi citati sopra giocano continuamente in una serie di rimandi a certe sonorità tipiche degli '80, la loro musica non suona minimamente retrò, anzi dimostra chiaramente di essere conscia di quali siano le tendenze attuali, italiane e non. La struttura adottata e quella della forma canzone classica: i brani si muovono all'interno di una regolare alternanza tra strofa e ritornello, ma gli inarrestabili intrecci di tastiere e chitarre creano sfondi sonori in continuo movimento, ora sfumando le une nelle altre, ora lasciando che sia la precisa e sempre presente sezione ritmica, definita da una batteria metronomica e un basso corposo e pulsante, a marcarne decisamente i cambi. I cori indicano una certa disinvoltura nel muoversi anche negli ambiti del pop più catchy, ma complessivamente il gruppo rinuncia raramente, e non facilmente, ad un suono pieno e intensamente rock.
Al di sopra e a contorno di tutto questo si pone un cantato estremamente duttile, che non solo riesce ad incastrarsi ottimamente nell'insieme musicale, ma che anche fornisce una profonda carica emotiva all'interpretazione delle liriche. I testi sono molto curati e per nulla ordinari, tematicamente omogenei nel loro muoversi negli aspetti più visionari e metaforici del linguaggio: un insieme di derive romantiche tra sogno e rimpianto, tra abbandoni e trasporti, tra ricordo ed immaginazione, in dimensioni oniriche cariche di colori. I testi dei Kardia sembrano aver trovato il proprio terreno espressivo in un territorio mobile in cui il fondersi dell'organico e dell'inorganico diventano lo strumento di quello spazio dell'interiorità in cui la realtà si smarrisce a metà strada tra i ricordi e l'immaginazione.
Complessivamente si tratta di un eccellente debut album da parte di un gruppo che affronta la sfida di proporre qualcosa di personale nell'ambito del rock italiano, e che la vince grazie alla scelta stilistica di un recupero di sonorità new wave e prog all'interno di strutture agili e veloci, ma non per questo leggere. Un'affermazione ottenuta soprattutto grazie ad un pieno controllo degli strumenti che lavorano minuziosamente all'unisono in funzione dei brani in cui la voce e le parole non si limitano a cercare di evitare cadute nei luoghi comuni, ma ricercano e affermano una propria identità.
di Marco Pulitanò
Ondalternativa - INTERVIEW
Una nuova band per una nuova etichetta, una proposta musicale retrò che però si radica prepotentemente nel presente, quattro ragazzi che in barba alle mode cercano di dire la loro in un panorama musicale in continua evoluzione e senza coordinate. Usciti un paio di mesi fa su Killer Pool Records i Kardia pian piano si stanno facendo strada sulle webzine della penisola e visto l'esordio come top-album su Ondalternativa non potevamo non andare incontro alla band per scambiare quattro chiacchiere su "Kaleidocristo" su quello che ruota intorno alla band.
Ciao ragazzi. Benvenuti su queste pagine e ancora complimenti per "Kaleidocristo". Finora come sta andando il riscontro di pubblico e critica?
Ciao, prima di tutto vorrei ringraziarti per i complimenti e per lo spazio che ci dedichi con questa intervista. Per quanto riguarda il nostro disco, devo dire che stiamo ricevendo un discreto riscontro di pubblico; abbiamo avuto buone vendite (considerando che si parla di un prodotto underground) ed una grande risposta nell'ambito delle presenze, in occasione della presentazione live di Kaleidocristo. Anche la critica, attraverso le comunque pochissime recensioni uscite finora, sembra aver apprezzato il lavoro…speriamo di non doverci contraddire tra qualche mese!
Siete la prima band pubblicata su Killer Pool Records, come vivete questa cosa? L'idea di pubblicare per una etichetta neonata quali vantaggi e svantaggi può avere a vostro avviso?
Ci auguriamo di poter essere il passo giusto con cui questa etichetta inizierà la sua crescita inarrestabile. Sentiamo una forte responsabilità e allo stesso tempo un grande orgoglio. E certamente, aver seguito ogni passo di questa avventura, a partire dai tempi non sospetti in cui essa stessa era soltanto un'idea, ci fa sentire parte integrante del progetto. Un soggetto discografico nuovo, come Killer Pool, suscita grande curiosità negli addetti ai lavori e parallelamente offre l'opportunità di lavorare con persone la cui professionalità risulta già profondamente radicata nella scena. Questo a nostro avviso è il principale vantaggio. Di contrasto, gli svantaggi possono essere molteplici, a partire dalla necessità che ogni nuova etichetta ha, di crearsi un nome, un bacino d'utenza, un indice di gradimento.
Soprattutto, perchè alla fine avete scelto la KP? Avete avuto anche alter offerte?
In realtà non abbiamo avuto molte proposte. La nostra formula musicale dalle forti tinte retrò, poco etichettabile e disgraziatamente caratterizzata dalla scelta anticommerciale di cantare in italiano, ci ha spesso spostato fuori fuoco rispetto alle mire di gran parte dei soggetti discografici indipendenti italiani. Per cui, rifiutata una breve serie di proposte francamente forcaiole, abbiamo creduto di poter affidare con fiducia le nostre sorti a KP. Ora speriamo di poter lavorare insieme all'etichetta nel fine comune di rendere a Kaleidocristo l'evidenza che merita.
Passiamo all'album; innanzitutto vorrei chiedervi qualche delucidazione riguardo un titolo così strano ma di sicuro impatto. Cos'è il Kaleidocristo?.
Kaleidocristo era in principio un esercizio linguistico (come Kreutzbergsatori, per intenderci). Poi è stato promosso a verso poetico; successivamente ha trovato spazio come titolo di un brano composto e suonato da un gruppo del quale alcuni di noi facevano parte. Ora è tornato, perché ci sembrava spaventosamente attuale riproporre una rappresentazione sbilenca della redenzione, del perdono. Della capacità dell'umanità di ammettere i propri errori. Kaleidocristo è la solidarietà che trovi sui marciapiedi. La dignità di un'epoca vigliacca, rischiarata con dolcezza dai fuochi notturni delle puttane.
Come sono nati i brani dell'album? Potete raccontarmi il processo di scrittura che vi ha portato alla stesura dei brani?.
Quasi sempre è nata prima la musica. Poi con l'emozione, la suggestione e qualche piccolo aiuto dalla vita reale, dall'esperienza, riesci a vomitare concetti e parole che neanche credevi di aver mai ingoiato. Chissà perché poi ogni volta, a distanza di tempo, il motivo musicale sul quale vengono incastrate le parole, sembrava predestinato a quello scopo. Di più non so dirti.
In un ambiente underground tendente all'esterofilia voi vi proponete al pubblico cantando in italiano, tra l'altro usando dei testi per nulla convenzionali. Questa vostra scelta stilistica è stata apprezzata o c'è chi magari ha avuto da ridire a proposito?
Come per ogni presa di posizione, c'è sempre qualcuno che ti giudica un eroe ed altri che vorrebbero vederti sparire dalla faccia della Terra. So soltanto che chi ha capito i Kardia, non potrebbe sopportare l'idea di sentirli cantare in un'altra lingua; chi non apprezza i Kardia ora, non credo li apprezzerebbe neanche se cantassero in gaelico.
La cosa che più mi ha colpito del vostro lavoro (l'ho sottolineato anche nella recensione) è la produzione. Una produzione molto limpida ma che riesce a dare la giusta visibilità ad ogni strumento. Ci avete lavorato voi stessi o vi siete affidati alle mani e alle direttive di qualcun altro? Soprattutto, la produzione soddisfa anche voi o cambiereste qualcosa?
La forma sonora che il disco ha acquisito, è il frutto di un lungo e duro lavoro partito circa due anni fa e concluso sull'orlo di una crisi di nervi insieme a Victor Love, all'interno del Subsound Studio. Ci siamo affidati molto al suo gusto estetico, dobbiamo ammetterlo. Ma credo che lui ci abbia anche psicanalizzati a tradimento (nel senso buon del termine naturalmente), studiati ed interpretati durante il tempo passato assieme, mettendo in pratica quanto per noi fino ad allora era stato quasi esclusivamente umore, sensazione o ancor peggio evocazione di paesaggi. Il tuo fonico è il tuo psicanalista.
Siete di Roma, quindi probabilmente anche voi avete vissuto i vari problemi che la nostra città presenta per chi tenta di promuovere la propria musica: locali piccoli, per nulla professionali e persone che si autoinventano direttori artisti senza capire nulla di musica. Com'è stata la vostra gavetta? Ci sono delle scelte in passato che vi hanno aiutato ad emergere oggi o ci sono delle scelte che ora reputate sbagliate e che sconsigliereste alle giovani band di oggi?
La nostra gavetta è stata ed è una battaglia continua. Soprattutto per la dignità. Quello che di buono abbiamo fatto in questi anni è stato suonare ovunque fosse possibile; a volte senza trarne fuori nulla più che un complimento o una birra in amicizia. Crediamo fermamente nel nostro progetto e per questo, allo stesso modo crediamo di aver raccolto troppo poco rispetto a quanto meritavamo. Per cui, forse non siamo proprio il gruppo più adatto a dare consigli…a parte quello di continuare a divertirvi, andare oltre e crederci sempre e comunque!
Ci sarà un tour di supporto a "Kaleidocristo"? Ci sono già date fissate che potete anticipare ai nostri lettori?
Stiamo cercando di organizzare una serie di date durante la prossima stagione, in quanto l'uscita del disco a metà marzo e la pianificazione della promozione nell'arco dei prossimi mesi, ci ha di fatto tagliato fuori dalle programmazioni del periodo che precede l'estate.
Per ora ci siamo limitati a visitare il Piemonte, con tre date a Torino e provincia, insieme ai nostri amici di vecchia data, i Quarzo Nero.
L'intervista si conclude qui. Vi lascio le ultime parole per dire tutto quello che volete ai nostri lettori e ai vostri fan.
Comprate Kaleidocristo entro 24 ore, oppure Dio esploderà, macchiandovi indelebilmente la camicetta nuova color amico triste. Si, è una minaccia…
di Spreka
Buio
Un sound tra new wave anni ’80 e retaggi punk-hardcore, un forte affiatamento strumentale supportato da sfaccettature oscure e tempi sincopati, una voce aggressiva e sottile al tempo stesso: questi sono i Kardia.
In Kaleidocristo ritroviamo i versi accattivanti che li caratterizzano enfatizzati dal sempre maggior contrasto tra onirismo e durezza degli strumenti, e non ci risparmiano una duttile voce in continua ricerca melodica come quella di Paolo affiancata da suggestivi controcanti, o come in "Luce" dal contributo vocale di Riccardo Ponis di Metibla.
Le liriche, tese costantemente a celebrare forti emozioni e tormento come in "Cenere Brillante", "Cieli Deserti" oppure "Onda: limbico" (..voglio ricordare il fragore dello schianto sul suolo levigato delle tue allibite labbra..), restano sempre impregnate di amore sogno ed evasione ("Inno al buio"). Un richiamo Progressive tracciato dai tempi inconsueti con cambi di intensità e dinamica frequenti, in un Rock dalle venature malinconiche e decadenti: quando guidate da corde aggressive e insofferenti di Paolo e Pietro e dal ritmo incalzante e ribelle della batteria di Alessandro, come nelle già citate "Cenere Brillante" e "Cieli Deserti" o diversamente in "Senza Forma" "Kreuzbergsatori" o ancora "Agopuntura"; quando distinte dalla sensibile melodica delle tastiere di Daniele, e "21 grammi" ne è modello.
Il suono nell’insieme si mostra duro, denso di ostinazione, a tratti aspro e inclemente nei confronti della musicalità, ma nella cattiveria affiora inesorabilmente mite e suggestivo ("L’Universo").
di Xelah e Wildhoney
Novamuzique
Ai Kardia va senz’altro riconosciuta la loro ostentazione a restare così fuori dal tempo e quindi dalle mode. Il loro rock post-romantico di stampo autenticamente eighties si ripropone in Kaleidokristo con un maggior vigore rispetto ai già ottimi lavori precedenti. La personalità della band emerge attraverso le 10 tracce del disco senza tradirne la compattezza stilistica ed esecutiva.
I Kardia sono la new wave band italiana del nuovo millennio consigliabile sia a tutti i nostalgici di cupe melodie che ai rockettari in erba in cerca di qualcosa di nuovo. Il disco è permeato da un profondo e maledetto candore che emerge con insana freschezza tra le note e i testi del disco.
Le trascinanti melodie vocali si incastrano perfettamente in esecuzioni strutturate i modo articolato e dinamico. Ottimo spessore qualitativo della registrazione e degli arrangiamenti.(Un brano come "LUCE" in altri tempi non avrebbe potuto che entrare nelle classifiche indie per contribuire con dignità alla scena italiana, purtroppo un po’ troppo nascosta, ma comunque valida). Speriamo che i quattro bei ceffi vestiti di nero riescano a sconfinare oltre il buio dell’underground.
Se avete amato i Diaframma più cupi e il primo post-punk ma anche i Faith No More e tanto rock di confine, Kaleidocristo è il disco che fa per voi!
Da segnalare l’intervento dell’intimista Metibla (www.myspace.com/metibla) nella prima traccia del disco! Assolutamente da 30 e lode la straordinaria art-work di Paolo Soellner, che (per la prima volta nella storia delle recensioni di NovaMuzique) fa guadagnare una stella alla votazione finale di questa significativa opera dei romani Kardia.
(5/5)
di Antz
Ondalternativa
Nuova band per una nuova etichetta discografica. Se le premesse sono queste c’è di che stare allegri! Almeno per chi ha dei gusti musicali variegati e tendenti al rock di un certo tipo. I Kardia sono una band romana dedita ad un rock molto malinconico e tendente alla new wave, una band che in certo qual modo mi ricorda i migliori Placebo, ripuliti dalla voce di Brian Molko e valorizzati da una timbrica calda ed emozionante. "Onda:Limbico" e "Luce" sono di sicuro i pezzi di spicco di questo "Kaleidocristo", un lavoro che viaggia comunque su alti standard qualitativi: oltre ad un songwriting molto particolare e maturo, punto forte di questo prodotto sono dei testi per nulla scontati ed una produzione limpida e chiara che esalta ogni minimo passaggio del lavoro. Ho apprezzato in particolar modo il suono dato alle tastiere, che in questo caso non sono messe in disparte, ma fungono da vero catalizzatore dei brani, ma è l’insieme del lavoro dei Kardia che rende i brani godibili. Dieci brani che scorrono via piacevolmente, un disco che sembra privo di filler per una giovane band all’esordio su etichetta. In un 2008 finora avaro di soprese e di band interessanti i Kardia rappresentano un improvviso vento di novità.
(4/5)
di Spreka